Il contesto: crisi e necessità di una prospettiva globale

La comunità internazionale si trova oggi ad affrontare un insieme straordinario di sfide: cambiamenti climatici, pandemie, fratture geopolitiche e disuguaglianze. Queste crisi hanno messo in evidenza le insufficienze degli attuali sistemi di governance globale e la necessità di un quadro globale più inclusivo e collaborativo. In questo contesto, la prospettiva della Comunità umana dal futuro condiviso (Cuf) si è affermata come un progetto di grande portata, con l’ambizione di ripensare radicalmente la società mondiale, allontanandosi dall’unilateralismo e dalla rivalità a somma zero.

Radicata sia nell’eredità filosofica cinese che nelle nuove forme di governance globale, questa prospettiva propone un’etica e una forma di istituzionalità alternative rispetto a quelle prevalenti. Essa valorizza il rispetto reciproco, la sicurezza comune e lo sviluppo condiviso, con l’obiettivo di costruire un clima internazionale più equo. Il concetto ha trovato applicazione concreta in progetti come la Belt and Road Initiative (Bri), finalizzati a promuovere la connettività e la cooperazione intercontinentale. Tuttavia, la Bri è stata oggetto di molte critiche, in particolare per le sue implicazioni geopolitiche e per la sostenibilità del debito su cui si fonda (Yu, 2022; Huang, 2016).

L’articolo affronta le basi teoriche e le applicazioni pratiche del concetto di Comunità umana dal futuro condiviso (Cuf). Ne ripercorre la storia filosofica, l’uso come slogan politico e, infine, la sua evoluzione in una visione etica di respiro globale, illustrando come possa concretizzarsi attraverso programmi diplomatici e infrastrutturali. Analizzando la ricezione del concetto, le fonti e i motivi di critica a livello internazionale, l’articolo valuta il potenziale trasformativo di questa idea in un mondo sempre più pluralista e multipolare. Piuttosto che proporre un modello unico, la Cuf invita a ripensare i valori condivisi, la sicurezza collettiva e lo sviluppo sostenibile, contribuendo alla costruzione di una nuova etica globale fondata sull’interdipendenza e sul rispetto reciproco.

 

Fondamenti filosofici: armonia, interdipendenza e destino condiviso

Secondo Gitter e Vermeeren (Tu, 2009) «I fondamenti filosofici della BRI e della CUF sono radicati nel pensiero tradizionale cinese, in particolare nel Confucianesimo e nel Taoismo, in cui armonia, rispetto reciproco e coesistenza costituiscono i concetti chiave». Il pensiero di Confucio e dei suoi successori ha sostenuto un modello di armonia senza uniformità, fondato sull’idea che due partner armoniosi, pur rispettando le loro differenze, cooperino per il bene comune, senza che uno imponga la propria visione all’altro (Liu, 2023). Questo principio è fondamentale per promuovere relazioni internazionali basate sul rispetto delle differenze culturali e politiche, piuttosto che sull’imposizione di un modello unico.

È proprio l’ideale confuciano del Datong, spesso tradotto semplicemente come Grande Armonia o Grande Unità, a incarnare questo principio. Una simile società globale idealizzata e perfetta – in cui tutte le nazioni collaborano, prosperano e rifiutano il ricorso alla violenza – affonda le sue radici anche nel misticismo orientale. Non si tratta di una posizione che annulla le differenze, ma di una prospettiva che mira a costruire un mondo interconnesso, fondato su un’etica della reciprocità e su una moralità comune (Tu, 2009). Il Datong immagina un mondo in cui si presta maggiore attenzione al benessere dell’umanità nel suo insieme, al di là degli interessi ristretti dei singoli Stati, ponendo così le basi ideologiche per un ordine mondiale orientato all’inclusione, alla giustizia e all’equità nella riforma della governance globale.

Integrando le prospettive confuciane, il Taoismo, in quanto importante paradigma ecologico, esprime la necessità di una visione olistica della natura e sottolinea l’importanza dell’interconnessione e dell’armonia con l’ambiente naturale. Il concetto taoista di Wu Wei, che può essere tradotto come “agire senza agire” o “non azione” – o talvolta anche come “azione senza sforzo” – si riferisce a un modo di agire “passivo” in armonia con la natura (Bunskoek & Shıh, 2021). Il Taoismo sostiene quindi la grande rilevanza di un approccio di responsabilità e cura nello sviluppo e nella tutela ambientale all’interno della struttura della società internazionale: un tema che ritroviamo anche nei movimenti che mirano a realizzare l’equilibrio ecologico e ad affrontare il cambiamento climatico.

Oltre al Taoismo, anche il marxismo costituisce una delle principali basi teoriche della teoria della comunità. Il marxismo, infatti, pone al centro l’emancipazione collettiva dell’umanità, l’uguaglianza e la responsabilità condivisa, oltre ad analizzare le contraddizioni della globalizzazione capitalista che conducono a un’intensificazione delle disuguaglianze e a conflitti ricorrenti (Deng, 2022). Una sensibilità marxista informa quindi l’impegno della visione comunitaria nella lotta contro le disuguaglianze strutturali nelle relazioni economiche internazionali e a favore di una forma di sviluppo equo e inclusivo, in particolare nel Sud globale.

Questa prospettiva centrata sulla comunità si contrappone nettamente ai modelli occidentali più convenzionali delle relazioni internazionali, basati su analisi realiste – come quelle di Thomas Hobbes – che pongono al centro la sovranità come gioco a somma zero, in cui le nazioni competono per l’affermazione del proprio potere a discapito della sovranità altrui. Il modello hobbesiano, infatti, postula nell’umano una conflittualità intrinseca e un’insicurezza permanente il cui controllo richiederebbe un apparato statale forte e centralizzato (Khan et al., 2021). Al contrario, la Comunità umana dal futuro condiviso (Cuf) cerca di superare la logica tradizionale del dilemma della sicurezza, andando oltre il principio d’interesse statale individuale per collocarlo all’interno della cornice collettiva della specie umana, favorendo l’integrazione in un mondo di sicurezza, prosperità e sviluppo comuni. In quest’ottica, le relazioni tra gli Stati possono essere intese come un’interdipendenza vantaggiosa per tutti, anziché come un gioco a somma zero.

Anche il dibattito filosofico contemporaneo sull’etica globale è utile per precisare la prospettiva della Cuf. Le teorie della giustizia tra le nazioni elaborate da Amartya Sen e John Rawls hanno infatti riacceso l’attenzione sulla giustizia globale e sui doveri etici tra Stati in situazioni di povertà, sui diritti umani e sulla necessità di promuovere sistemi economici giusti (Sun, 2022). La Comunità umana dal futuro condiviso (CUF) è vicina a tali prospettive e sottolinea l’obbligo etico dei governi di tenere conto dell’interesse globale nei processi decisionali, in particolare nelle questioni relative alle crisi umanitarie, alla giustizia climatica e allo sviluppo sostenibile.

Si può dunque concludere che le idee filosofiche alla base del “quadro di cooperazione globale” siano solide e ben fondate, in quanto radicate in elementi del pensiero confuciano, taoista, marxista, nonché dell’etica globale contemporanea. Complessivamente, tale cornice teorica insiste sul rispetto e sulla cooperazione reciproca, sulla necessità di promuovere l’interconnessione e la cura dell’altro, sulla reciprocità etica e sulla responsabilità collettiva, proponendosi così come un’alternativa valida e significativa per ricostruire le relazioni globali di fronte alle sfide del nostro tempo.

 

L’evoluzione concettuale: La Cuf da slogan politico a visione etica globale

Quando l’idea di una Comunità umana dal futuro condiviso (Cuf) emerse per la prima volta, fu come semplice slogan politico, ma essa si è progressivamente evoluta in un importante quadro filosofico ed etico all’interno del dibattito sulla governance globale (Starova, 2023). Inizialmente proposta dall’ex presidente cinese Hu Jintao, la Cuf poneva l’accento soprattutto sui benefici economici reciproci e sulla cooperazione regionale. Il riconoscimento da parte della comunità internazionale fu modesto, finché il presidente Xi Jinping non la rilanciò in un discorso all’Istituto statale di relazioni internazionali di Mosca nel 2013. L’intervento di Xi mise in luce le relazioni di interdipendenza tra gli Stati e sottolineò che una governance cooperativa rappresenta l’unico modo per affrontare le sfide comuni a livello globale, integrando così la prospettiva della Cuf nel quadro della diplomazia e della strategia internazionale della Cina (Zhang, 2018a).

La successiva istituzionalizzazione della Cuf ha contribuito a consolidarne la rilevanza, rendendola quindi un principio influente della politica interna e della politica estera cinese. Essa è stata infatti incorporata nella Costituzione del Partito comunista cinese nel 2017 e successivamente sancita nella Costituzione della Repubblica Popolare Cinese nel 2018. Questa integrazione testimonia simbolicamente il passaggio della Cuf da slogan politico a riferimento ideologico centrale della filosofia di governo e dell’agenda diplomatica della Cina (Li, 2023).

Inoltre, la Comunità umana dal futuro condiviso (Cuf) registra e assume al proprio interno una spinta generale delle relazioni internazionali verso l’affermazione di principi etici e morali nell’azione globale. Tale prospettiva, infatti, si fonda su valori condivisi fondamentali – come il rispetto reciproco, l’equità, la giustizia e la responsabilità collettiva – che rispondono agli appelli globali per una pace e uno sviluppo sostenibili. In questo modo, l’idea della Cuf affronta direttamente gli squilibri insiti negli impulsi unilaterali e promuove un ordine internazionale inclusivo e giusto, basato su obblighi e responsabilità etiche condivise.

D’altra parte, la rilevanza filosofica della Cuf va oltre l’etica cinese e accoglie, arricchendole, le filosofie antiche, contemporanee e future dell’intera umanità. Costrutti filosofici simili, come l’Ubuntu – principio africano di interconnessione umana e solidarietà comunitaria – e il concetto indiano di “Vasudhaiva Kutumbakam” (il mondo è una sola famiglia), sono simili alle aspirazioni universalistiche proprie della Cuf. In sintonia con culture così diverse, diversi studiosi che leggono l’intuizione teologica sufi attraverso la lente della Cuf sostengono che la combinazione tra spiritualità sufi e Cuf offra un’immagine etica globale potente del fiorire umano e dell’interdipendenza tra le nazioni (Khan et al., 2021).

Detto semplicemente, la Cina mira a riconfigurare in modo sostanziale la governance globale, promuovendo l’idea di una comunità dal destino umano condiviso e favorendo il coordinamento internazionale su questioni globali urgenti come il cambiamento climatico, le emergenze sanitarie e i conflitti geopolitici. In questo contesto, il presente capitolo propone la Comunità umana dal futuro condiviso (Cuf) come una voce significativa nel dibattito contemporaneo sull’etica globale, che offre una via inclusiva e cooperativa verso un ordine mondiale più giusto, pacifico e sostenibile.

 

La pratica istituzionale: diplomazia, infrastrutture e sviluppo cooperativo

La prospettiva della Comunità umana dal futuro condiviso (Cuf) ha avuto un impatto significativo sulla diplomazia cinese, sullo sviluppo infrastrutturale e sulla cooperazione allo sviluppo. Tale influenza si è manifestata in particolare nella grande iniziativa della Belt and Road Initiative (Bri), la principale strategia di politica estera cinese, annunciata nel 2013 e volta a promuovere la connettività regionale e l’integrazione economica tra Asia, Europa, Africa e altre parti del mondo (Huang, 2020). La visione della Cuf, applicata alla Bri, si fonda su una collaborazione win-win, sulla creazione di reti infrastrutturali, sulla pianificazione commerciale e sullo scambio culturale, allineandosi così sempre più agli approcci internazionali allo sviluppo basati su inclusività e cooperazione (Alves et al., 2020).

L’idea della Cuf è diventata un principio centrale della diplomazia multilaterale e bilaterale della Cina. Essa, infatti, ha guidato la partecipazione e il contributo del paese a organizzazioni internazionali come le Nazioni Unite, l’Apec e l’Unione Africana. In questo senso, il linguaggio diplomatico cinese promuove spesso l’idea che le sfide internazionali debbano essere affrontate collettivamente, che occorrano strutture di governance eque, che il dialogo debba prevalere sul conflitto e che tra paesi diversi vadano incoraggiati comprensione e cooperazione (Li & Chen, 2010).

In questo senso, gli investimenti infrastrutturali della Bri rappresentano una manifestazione concreta della Cuf: la Bri è un esempio di connettività infrastrutturale transfrontaliera e cooperazione economica globale, mirata a promuovere la prosperità comune attraverso una collaborazione vantaggiosa per tutte le parti (Wang et al., 2020). Questi progetti hanno contribuito in modo rilevante allo sviluppo economico regionale e all’integrazione economica, incentivando la costruzione di infrastrutture di trasporto, facilitando il commercio e rendendo più agevoli gli scambi culturali.

La cooperazione allo sviluppo è emersa come un altro ambito chiave in cui sono stati applicati i principi della Comunità umana dal futuro condiviso (Cuf). La Cina ha promosso attivamente la crescita inclusiva, la riduzione della povertà e lo sviluppo sostenibile, attraverso strumenti come la cooperazione Sud-Sud e gli aiuti allo sviluppo. Un esempio emblematico è rappresentato dall’azione cinese durante la pandemia di Covid-19, attraverso la “diplomazia dei vaccini” e atti umanitari di solidarietà, che riflettono concretamente i tre principi fondamentali della Cuf: solidarietà, responsabilità condivisa e sicurezza sanitaria (Liu et al., 2022).

Per quanto validi, la Bri e i progetti ad essa associati hanno attirato anche un’ampia attenzione e numerose critiche a livello globale. Temi come la sostenibilità del debito, la trasparenza e le implicazioni geopolitiche legate alle reali dinamiche e intenzioni della Cina nella promozione di “infrastrutture e sviluppo globali” (Lewin & Witt, 2022) sollevano dubbi – spesso anche esplicite critiche – sul reale intento della Cina nel guidare gli investimenti infrastrutturali e di sviluppo su scala globale. Tali critiche evidenziano la difficoltà di tradurre nella pratica le aspirazioni della Cuf e sottolineano la necessità di forme di governance più solide, maggiore trasparenza e una cooperazione internazionale più stretta.

In sintesi, le pratiche istituzionali all’interno del quadro della Cuf testimoniano degli sforzi della Cina per integrare gli ideali filosofici con una diplomazia pragmatica, lo sviluppo infrastrutturale e iniziative di cooperazione allo sviluppo. Pur tra critiche e sfide, queste pratiche rappresentano tentativi significativi di ridefinire le relazioni internazionali e la cooperazione allo sviluppo in direzione di una governance globale più inclusiva, equa e sostenibile.

 

La ricezione globale e il dibattito: sostegno, critiche e fraintendimenti

Globalmente, la reazione alla Comunità umana dal futuro condiviso (Cuf) è stata caratterizzata da una combinazione di sostegno convinto, cauta approvazione, sospetto e, in alcuni casi, aperto rifiuto. In particolare, nel mondo in via di sviluppo e nel Sud globale, l’idea della Cuf ha ottenuto un notevole consenso. Molti paesi in Africa, America Latina e Asia hanno espresso approvazione nei confronti dell’iniziativa, vista come un meccanismo di cooperazione internazionale potenzialmente capace di favorire uno sviluppo progressivo delle economie coinvolte e una collaborazione vantaggiosa per tutte le parti (Zhou, 2019).

Il quadro della Cuf è stato ben accolto dai paesi africani, in quanto si allinea con le loro strategie di sviluppo regionale, tra cui l’Agenda 2063 dell’Unione Africana. La priorità assegnata dalla Cuf allo sviluppo infrastrutturale, alla riduzione della povertà e alla crescita economica sostenibile è infatti di grande interesse per gli Stati africani che mirano a ottenere risultati concreti dalla collaborazione internazionale. Allo stesso modo, alcuni paesi dell’America Latina e del Sud-Est asiatico hanno reagito favorevolmente agli investimenti infrastrutturali e alle iniziative diplomatiche cinesi, vedendo nella Cuf un’alternativa ai percorsi di sviluppo economico solitamente subordinati alle condizionalità imposte dagli aiuti occidentali (Brautigam, 2020).

Tuttavia, il concetto è stato ampiamente contestato, soprattutto da parte di accademici, policymakers e commentatori occidentali. Una critica ricorrente riguarda le presunte motivazioni geopolitiche dietro programmi come la Bri, considerata da alcuni come una strategia per estendere l’influenza globale della Cina e creare dipendenze economiche nei paesi coinvolti. La sostenibilità del debito, la trasparenza e il modello di governance sono tra le principali preoccupazioni sollevate dai critici, che hanno etichettato l’iniziativa come una “diplomazia della trappola del debito”, finalizzata a indebolire la sovranità nazionale e l’indipendenza economica degli stati coinvolti (Himmer & Rod, 2022).

Infine, sono emersi numerosi fraintendimenti riguardo alla Cuf, in gran parte radicati in divergenze ideologiche e nelle ambiguità semantiche di alcuni termini. Nei circoli politici e nei media occidentali, l’idea è spesso accolta con sospetto e a partire da uno sguardo competitivo. Le parole e le azioni legate alla Cuf sono frequentemente interpretate attraverso la lente della competizione geopolitica: questo genera incomprensioni rispetto al suo obiettivo dichiarato di promuovere uno sviluppo condiviso e pacifico. Inoltre, le difficoltà linguistiche e la mancanza di comunicazione interculturale hanno reso ancora più arduo superare questi fraintendimenti, ostacolando il riconoscimento e l’accettazione della Cuf da parte del resto del mondo (Carty & Gu, 2021).

Tali dibattiti riflettono un problema più generale per la Cina: quello di collocare la Cuf all’interno dell’ordine internazionale esistente. Sebbene il principio esplicito di “a ciascuno il suo” cerchi di fondarsi su un approccio rispettoso e non interventista, persistono dubbi sulla reale applicazione e sulle conseguenze di tale principio. Le diverse risposte al concetto testimoniano la difficoltà di proporre nuovi modelli di relazioni e governance internazionali, soprattutto quando a farlo è una potenza emergente percepita da alcuni come una minaccia all’equilibrio geopolitico attuale.

In sintesi, la ricezione e il dibattito internazionale attorno al concetto di Cuf sono indicativi di tensioni più ampie nella politica internazionale contemporanea, legate alla sovranità, allo sviluppo e alla governance globale. Per rispondere a critiche, sospetti e accuse infondate, la Cina dovrà promuovere un dialogo più aperto, adeguare i propri progetti agli standard internazionali di governance e chiarire meglio la propria agenda e le proprie intenzioni nei forum globali.

 

Prospettive comparative. Verso un globalismo plurale

La Cuf è compatibile con un ampio numero di filosofie e visioni globali esistenti che propongono un percorso pluralistico verso un ordine mondiale. Promuovendo il dialogo tra punti di vista differenti, infatti, la Cuf si inserisce nel più ampio dibattito sull’etica globale e sui modelli di governance, facendosi portavoce di una comprensione inclusiva sostenuta da studiosi e intellettuali globali favorevoli al multilateralismo cooperativo e al pluralismo.

Tra le visioni alternative più rilevanti spicca il concetto di “giustizia globale” elaborato da filosofi come John Rawls e Amartya Sen. I principi di giustizia di Rawls pongono al centro le rivendicazioni di giustizia, facendone il perno di un cambiamento delle regole globali secondo criteri di equità e correttezza reciproca, al fine di proporre un quadro normativo per un ordine internazionale giusto. Sen amplia questa prospettiva, concentrandosi sulle possibilità materiali, sulle libertà e lo sviluppo umano come i fattori alla base della giustizia su scala globale — valori che si accordano perfettamente con quelli dello sviluppo equo e della prosperità condivisa propri della Cuf (Sen, 2021).

Allo stesso modo, il paradigma di una “sicurezza umana” promosso dal Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (Undp) è strettamente affine ai principi fondanti della Cuf. Esso sottolinea la necessità di protezione da minacce croniche come fame, malattia e repressione, affermando che una autentica sicurezza può realizzarsi solo attraverso la cooperazione tra Stati, in modi che favoriscano lo sviluppo dell’individuo e della collettività. La sicurezza umana mira a identificare le minacce che mettono a rischio l’intera popolazione, garantendo protezione alle persone vulnerabili e incentivando risposte inclusive, anche rafforzando la sicurezza nazionale. Questa visione è del tutto in sintonia con l’enfasi posta dalla Cuf sulla responsabilità condivisa degli attori politici e sulla cooperazione internazionale per affrontare le sfide comuni del nostro tempo (Gómez & Gasper, 2020).

Anche i beni pubblici globali (Global Public Goods, GPGs), un concetto chiave sviluppato dagli studiosi di Relazioni Internazionali, contribuiscono a consolidare la teoria della Cuf. Beni come la stabilità climatica, la sicurezza sanitaria globale e la pace internazionale richiedono azioni collettive e cooperazione globale per essere governati efficacemente e garantiti a tutti in modo sostenibile. Essendo orientata alla protezione e alla fornitura di GPGs (Khan et al., 2021), la Cuf promuove approcci di governance collettiva fondati sul reciproco beneficio, sulla responsabilità condivisa e sull’interdipendenza, configurandosi così come un meccanismo promettente per il raggiungimento di tali obiettivi.

Infine, anche l’etica globale di Hans Küng e le sue riflessioni sull’universalità etica tra culture e tradizioni diverse mostrano forti affinità con la visione della Cuf (Apel, 2000). Küng, infatti, sostiene che una pace sostenibile e una coesistenza duratura richiedano un’etica comune basata su rispetto, giustizia e cooperazione. Questo pluralismo etico si accorda con l’ideale della Cuf di comprensione interculturale e di strutture di governance multilaterali a vocazione universale.

Il confronto tra la Cuf e i modelli teorici esistenti rivela numerose convergenze e potenziali complementarità. Piuttosto che mirare a sostituirli, la Cuf contribuisce al dibattito sulla governance globale facendo riferimento a un’ampia gamma di riflessioni etiche, filosofiche e pragmatiche. In questo modo, essa promuove il dialogo e la cooperazione tra Paesi con storie, culture e realtà politiche differenti e favorisce una maggiore comprensione reciproca. Essa mira a conciliare prospettive diverse, incoraggiare l’interdisciplinarità e offrire basi etiche solide per affrontare problemi globali complessi.

 

Sfide e prospettive future

La Cuf non è solo un ideale concettuale, ma anche una prassi che implica sfide di grande rilievo, sia dal punto di vista teorico che da quello pratico. Tra queste si annoverano le tensioni geopolitiche e la persistente sfiducia strategica, in particolare tra la Cina e i paesi occidentali, i quali tendono a leggere l’iniziativa attraverso le lenti della competizione e della rivalità. Tale clima rende difficile raggiungere un consenso internazionale sui principi della Cuf, come il rispetto reciproco e l’interesse condiviso, alimentando opposizioni e scetticismi in diversi contesti (Zhang, 2018b).

I dubbi legati alla trasparenza, alla governance e alla sostenibilità di progetti come la Bri rappresentano ostacoli pratici di rilievo. Le critiche esterne riguardo alla sostenibilità del debito o alla presunta opacità degli accordi mettono in luce l’esigenza per la Cina di rafforzare la trasparenza delle proprie procedure e di intensificare lo scambio multilaterale di informazioni, al fine di costruire fiducia e di affrontare le preoccupazioni riguardo al suo operato (Rimmer, 2021).

Un’ulteriore sfida riguarda la traduzione delle aspirazioni filosofiche ed etiche della Cuf in politiche e parametri operativi concreti. Il carattere ampio e spesso astratto del concetto rende complessa la sua attuazione pratica e il monitoraggio dei risultati. Risulterà quindi essenziale definire con chiarezza le modalità operative e i principi di governance da adottare, per garantire la sostenibilità futura dell’iniziativa e favorirne una più ampia e positiva accoglienza a livello globale (Feng, 2023).

Il superamento di queste sfide e il futuro della Cuf dipenderanno in larga misura dalla capacità della Cina di partecipare a un dialogo positivo e a una cooperazione costruttiva con la comunità internazionale. Maggiore trasparenza, sistemi di governance più solidi e più chiarezza nella espressione degli intenti possono contribuire a migliorare la percezione pubblica e a costruire relazioni reciproche basate su autentici partenariati diretti. La promozione di un multilateralismo inclusivo e l’integrazione delle osservazioni della comunità internazionale potrebbero inoltre rafforzare la legittimità e l’efficacia dei progetti promossi nell’ambito della Cuf (Xie & Zhu, 2021).

Inoltre, un dialogo continuo con le diverse tradizioni filosofiche ed etiche a livello globale può contribuire ad affinare e ad approfondire la chiarezza concettuale e la rilevanza pratica della Cuf. Enfatizzare i punti in comune con i quadri teorici consolidati e allinearsi a principi universalmente riconosciuti – come i diritti umani, la sostenibilità e lo sviluppo equo – può rafforzarne significativamente la risonanza e l’accettazione a livello globale (Sen, 2021).

 

Conclusione

La Cuf rappresenta un tentativo di reimmaginare le relazioni internazionali sulla base di principi di prosperità condivisa, rispetto reciproco e responsabilità comune. Di fronte ai numerosi ostacoli che si prospettano, il successo futuro della Cuf dipenderà da un coinvolgimento strategico a livello globale, da una maggiore trasparenza e dall’inclusione sostanziale di una pluralità di voci internazionali. Accogliendo le critiche in modo costruttivo e concentrandosi sui risultati concreti, la Cuf ha un grande potenziale come concetto guida per orientare il mondo verso un sistema più inclusivo, equo e cooperativo.

 

Huai Cheng e Guanghai Gu, Scuola di marxismo, Università dello Xinjiang, Urumqi, Cina

Juan Yun, Collegio degli insegnanti dello Xinjiang, Facoltà di educazione elementare, Urumqi, Cina

 

 

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