Come sessant’anni fa per il Vietnam, contro il massacro di quel popolo fiero ad opera degli Stati Uniti d’America, oggi per l’Iran e il Medio oriente sotto attacco sionista-statunitense, le parole di Bertrand Russell, di apertura del Tribunale sui crimini di guerra in Vietnam, suonano come un monito contro l’imperialismo sterminatore di popoli, come lo furono prima la Germania nazista e poi gli Usa in Vietnam. A tale importante consesso internazionale parteciparono alcune tra le più alte figure del tempo: oltre a Bertrand Russell, Jean Paul Sartre, Olof Palme, e gli italiani Lelio Basso, Norberto Bobbio, Joyce Lussu e il nostro Enzo Enriques Agnoletti. Per la libertà e l’autodeterminazione dei popoli, contro le aggressioni imperialiste.
Il Ponte
DISCORSO INAUGURALE
Il mondo è allibito per l’arrogante brutalità del governo degli Stati Uniti. Questa seduta inaugurale del Tribunale per i crimini di guerra si tiene in un momento allarmante. Gli Stati Uniti stanno per iniziare un nuovo massiccio attacco contro il popolo vietnamita. La sordida macchina militare che domina Washington si sta preparando a una distruzione maggiore. Nella febbre della frustrazione per le umilianti sconfitte subite dalle sue truppe di occupazione nel Vietnam del Sud, il governo degli Stati Uniti, in preda all’isterismo e all’odio, si vanta delle proprie imprese, e tali imprese sono malvage.
Il nostro Tribunale non è un gruppo di astratti formalisti che cavillano sulle definizioni o assumono un immorale atteggiamento di indecisione su questi avvenimenti. Vi è una sola ragione per questo Tribunale internazionale per i crimini di guerra: ogni giorno ci giungono schiaccianti testimonianze di crimini senza precedenti. Ogni giorno si commette un delitto più grande contro il popolo vietnamita. Noi indaghiamo per esporre. Ci documentiamo per accusare. Risvegliamo le coscienze per creare l’opposizione delle masse. Questo è lo scopo che ci prefiggiamo ed esso costituirà la riprova della nostra integrità e del nostro onore.
Come si è subito precipitato a fermarci il governo degli Stati Uniti! Le menzogne piovono al ritmo delle bombe al napalm. I frammenti di queste menzogne pianificate si diffondono attraverso gli strumenti di comunicazione di massa responsabili di ingannare l’uomo della strada. Il governo francese appare, di fronte a tutto il mondo, la roccaforte patetica dell’ipocrisia e della mancanza di spina dorsale.
Questo non significa che noi siamo deboli. E’ invece proprio il contrario. Lo sforzo febbrile di nascondere i crimini degli americani è uguagliato soltanto dalla propaganda frenetica contro i propri oppositori. Consideriamolo un titolo d’onore.
I nazisti di Hitler seppellirono per tutta l’Europa le prove della loro barbarie. Questa Europa è un immenso cimitero di crudeltà sepolte. Auschwitz funzionò per anni. Non si possono negare i dati di fatto.
Quando la potenza nazista fu sconfitta, e troppo tardi, c’era forse qualcuno che ignorasse gli stermini e gli esperimenti, la spietata crudeltà e la tracotanza dei criminali di guerra nazisti? Le prove erano schiaccianti. Dovremmo oggi far violenza a noi stessi e negare l’evidenza altrettanto irrefutabile dei crimini di guerra perpetrati nel Vietnam? È indegno che uomini con un minimo di rispetto per se stessi abbiano ancora il coraggio di chiudere gli occhi di fronte al comportamento degli Stati Uniti nel Vietnam.
Auschwitz era una realtà . Tanto più impellente era dunque per gli uomini il dovere di indagare perché Auschwitz fosse stato organizzato, e a quale scopo, e chi ne fosse responsabile. L’enorme quantità dei documenti e delle prove non costituì una scusante valida per esimersi dall’inchiesta, ma anzi fu come un ordine perentorio a rendere pubblici quei fatti, nella vana speranza che gli uomini potessero trarre profitto dalla vergognosa lezione della loro vigliaccheria morale – perché anche noi siamo responsabili di Auschwitz. Non riuscimmo ad evitarlo. E lo condannammo troppo tardi.
Ogni giorno giungono dal Vietnam notizie di crimini efferati. Sono crimini compiuti da un aggressore, da un invasore, da un torturatore. È nostro compito rivelare queste verità a tutti i popoli del mondo. È nostro dovere esaminare ogni dato di fatto, in modo che ognuno di essi serva a suscitare un’appassionata opposizione. Noi facciamo questo perché ciò che sappiamo ci costringe ad agire contro un comportamento inumano. Coloro che vorrebbero fare l’apologia dei crimini americani e che troverebbero scuse per la loro mancata opposizione ad essi tenteranno di distinguere tra dirittura morale e onestà intellettuale. Così facendo raddoppiano la loro colpa. Noi dobbiamo esaminare le prove che ci si offrono. Senza queste prove schiaccianti non vi sarebbe stato nessun tribunale. Non appena il crimine è conosciuto, si deve passare immediatamente all’inchiesta e alla sentenza.
La verità esige un’inchiesta esauriente che documenti e compili una relazione completa dei fatti.
Questa relazione completa include la resistenza commovente e senza pari del popolo vietnamita. Coloro che considerano un crimine la rivolta del ghetto di Varsavia, useranno lo stesso metro di giudizio per la resistenza del Vietnam. Coloro che mancano di ogni sensibilità per l’eroismo dei partigiani in Jugoslavia, in Danimarca e in Norvegia cercheranno di mettere sullo stesso piano lo spietato annientamento del Vietnam da parte del governo degli Stati Uniti e l’eroica resistenza dei partigiani vietnamiti. Lasciamo queste equazioni agli apologeti del nazismo. In esse non c’è nessun segno di verità , è poco onorevole sostenerle, e l’imporle agli altri denota un’assoluta turpitudine morale.
La forza del nostro Tribunale consiste nella impeccabilità delle procedure e nell’accuratezza delle indagini. Le testimonianze da noi accolte saranno ineccepibili. Abbiamo fiducia in questa nostra missione. Respingiamo la richiesta di far finta di ignorare che fatti simili a quelli di Lidice e Guernica avvengono ogni giorno nel Vietnam!
La nostra richiesta è ispirata ad una profonda convinzione. Questa è la sua forza. Quando vengono commessi crimini efferati, una simile convinzione è la prova del rispetto per i fatti e del coraggio di dimostrare tale rispetto.
Siamo contenti che la Svezia ci abbia accolto. Abbiamo un debito di infinita gratitudine verso coloro che ci appoggiano. Essi si meritano la nostra riconoscenza, perché ci assicurano che le istituzioni democratiche della Svezia non sono venute meno. Anche questo fa parte della battaglia del nostro tempo. I deboli sostengono sempre i crudeli. I buoni sono le vittime di entrambi. Quando la Commissione Dewey si riunì negli Stati Uniti, nessuno invocò l’assurdo concetto di sacralità del capo di Stato per chiamare insulto una coraggiosa inchiesta storica condotta da uomini illustri. Non è in discussione la cortesia. Il diritto di criticare gli uomini di Stato dovrebbe essere inviolabile, sebbene i governi siano più colpevoli di qualsiasi loro singolo portavoce. È nostro dovere storico distruggere la crudeltà e la vigliaccheria difendendo i valori sui quali la civiltà si è sempre basata.
Noi non imploriamo il diritto di esaminare i crimini di guerra commessi dai governi occidentali nel Vietnam: lo esigiamo. Non siamo titubanti sul nesso da stabilire fra la nostra conoscenza dei crimini e la necessità di metterla alla prova con una pubblica inchiesta: lo proclamiamo. L’impegno morale non può essere disgiunto dalla preoccupazione per la verità . Il martirio dei bambini arsi vivi nel Vietnam accusa il mondo occidentale. Le loro sofferenze, come quelle degli ebrei che furono uccisi con i gas ad Auschwitz, sono una manifestazione caratteristica della civiltà che noi abbiamo costruito. C’è tuttavia un’altra parte della civiltà che noi abbiamo costruito e che ha prodotto nei secoli i nostri martiri. Questo Tribunale si pone nella tradizione di quella lotta e di quegli eroi: la tradizione della nostra arte, della nostra scienza, della nostra musica, della nostra umanità .
Proprio la nostra civiltà , oggi, è posta in gioco. La nostra barbarie la minaccia. Non è possibile organizzare una società per spingerla al saccheggio e alla strage senza che si determinino conseguenze terrificanti. I nostri scienziati ed ingegneri, i nostri chimici e ricercatori, la nostra tecnologia e il nostro sistema economico sono stati mobilitati per uccidere. Nel Vietnam abbiamo fatto ciò che Hitler fece in Europa. Se non agiamo ricadremo nella degradazione della Germania nazista. Untermensch è una parola di nuovo viva nel vocabolario degli uomini più influenti di Washington, che parlano di yellow dwarfs e di coonskins. Nessuna pietà per le sofferenze del Vietnam. Il suo popolo resiste eroicamente. La pietà nelle strade eleganti di Europa e nelle civilissime città del Nord America è così degradata da lasciare indifferenti anche se, nel Vietnam, si compie il nostro destino. Il Tribunale internazionale per i crimini di guerra è un tribunale rivoluzionario. Noi non abbiamo né eserciti né patiboli. A noi manca il potere, anche quello dei mezzi di comunicazione di massa. È superfluo che chi è senza potere esprima il suo giudizio su coloro che lo detengono. Questa è la prova che noi dobbiamo affrontare, da soli se necessario. Siamo responsabili davanti alla storia.

«Il Ponte», La guerra continua, Vietnam, 31 agosto 1967, XXIII n. 7-8 (luglio-agosto 1967), pp. 880-883.





