«La guerra – scrive Frattini sul “Corriere della sera” di sabato 21 giugno a proposito dell’attacco all’Iran – sta costando 735 milioni di dollari al giorno» a Israele; ma, soggiunge, lo shekel (moneta nazionale dello Stato di Israele) è «stabile» come del resto «durante i diciannove mesi di guerra a Gaza contro Hamas».
Tutta la notizia è allucinante, ma ci si può concentrare sull’espressione riguardante la durata della «guerra a Gaza contro Hamas». Sembra di capire che il governo israeliano, di cui il cronista riferisce il pensiero, consideri conclusa «la guerra a Gaza». E ne codifica la durata: diciannove mesi. Il costo umano, per la popolazione civile della striscia, pare si aggiri intorno ai 70/80.000 morti. Ciò non toglie che il martellamento genocidario sulla popolazione civile della striscia continua sotto altra forma: da 70 a 100 civili palestinesi al giorno vengono uccisi mentre tentano di raggiungere il cibo filtrato col contagocce per effetto del controllo israeliano dei valichi (controllo ottenuto grazie alla abdicazione, da parte del dittatore egiziano Al-Sisi, buon amico dell’«Occidente», della sovranità sui propri confini). Ora dunque il genocidio è allo stato puro, senza più la finzione dello stato di guerra. Un popolo viene «annientato» scrive Martina Marchiò in prima pagina de «La Stampa» del 19 giugno.
Lo scenario che l’avamposto «occidentale» (ovviamente «democratico») sta determinando nell’area è dunque analogo a quello prodotto dall’aggressione Usa all’Iraq e dall’aggressione anglo-francese alla Libia. Così l’«Occidente» pratica la ri-colonizzazione delle aree di cui aveva perso il controllo: sfasciare l’entità statale provocandone la tribalizzazione. I costi umani non contano perché quelle popolazioni vengono, dal democratico Occidente, considerate (razzisticamente) composte di sotto-uomini. Certo ci sono i costi in milioni di dollari al giorno; ma loro sanno come rifarsi. Al principe Otto von Bismarck viene attribuita una celebre sentenza: tutto può farsi con le baionette tranne che sedercisi sopra. Speriamo che sia ancora vero.





