Ai miei studenti,
oggi ho ascoltato con gioia i cori e le parole d’ordine della vostra protesta. Incitavano a stanziare maggiori fondi per l’istruzione pubblica, denunciavano le spese militari e la guerra, chiedevano le dimissioni del governo Meloni e cose simili. Poi lo striscione di testa: “Ben venga il caos perché l’ordine non ha funzionato”.
Si direbbe uno slogan uscito dal Sessantotto. L’anno degli studenti e dell’immaginazione al potere. A quel tempo, i giovani furono accusati d’essere degli ingenui utopisti. Forse anche oggi c’è chi vi accuserà in questo senso. Che sia! L’utopia è la scintilla da cui può nascere la rivoluzione!
A Sessa Aurunca, la consueta tranquillità di una cittadina di campagna è stata interrotta da un evento che fino a pochi mesi fa ritenevo improbabile. Gli studenti delle scuole superiori hanno dato inizio a una mobilitazione di tre giorni, fatta di scioperi, manifestazioni e assemblee pubbliche. Le scuole vuote quasi per intero, centinaia di ragazzi e ragazze per le strade si sono uniti alle lotte in corso nel paese per chiedere un futuro migliore. O almeno un futuro.
Forse c’è chi non si è ancora accorto, nei palazzi del potere e della finanza, che la nostra gioventù è stata deprivata della libertà più elementare: la libertà di sognare. Dovremmo ricordarlo a giornali e partiti? Senz’altro. Ma dovremmo ricordarlo soprattutto al paese reale, un paese sempre più anziano, dove gli over 65 rappresentano un quarto della popolazione, mentre i giovani sotto i 14 anni sono appena un decimo.
Tra il 2011 e il 2024, circa 630.000 giovani tra i 18 e i 34 anni hanno abbandonato il Paese. Non sorprende se osserviamo i dati della condizione giovanile in Italia. In breve, il tasso di disoccupazione si attesta intorno al 20,3%; quasi l’80% delle nuove assunzioni sono legate a contratti temporanei o atipici, in altre parole “precari”; mentre la paga oraria media per gli under 30 è di 12 euro, inferiore di più di un terzo rispetto agli over 50 (19 euro).
E cosa dire del carovita che colpisce proprio chi, nato in provincia, vivrà la condizione del fuorisede quando sarà il momento di intraprendere gli studi universitari? A molti, tra voi, la vita cittadina sarà preclusa dall’impossibilità di affittare una stanza. L’università è sempre meno un diritto di tutti, sempre più è un privilegio di alcuni. Se, oggi, vi unisce un naturale sentimento di uguaglianza, domani vi separeranno le innaturali disuguaglianze dell’economia. Ricorderete, allora, che c’è stato un tempo in cui vi credevate tutti uguali?
State crescendo in un mondo di guerre, genocidi e catastrofi ambientali; in un continente che ha reintrodotto la leva militare e fomenta la corsa al riarmo; in un paese che aumenta le spese militari e lascia che l’inflazione eroda stipendi e pensioni. Si fa un gran parlare di “sicurezza”, eppure le nostre scuole cadono a pezzi, la sanità manca di medici, infermieri e reparti, mentre la povertà affligge milioni di persone.
Ecco svelato l’arcano dietro le proteste giovanili di queste settimane, dietro i saccheggi di Milano e gli scontri di Torino, dietro le migliaia di istituti scolastici occupati. Non già la Russia o l’Islam politico, come hanno scritto alcuni giornali di destra; non i maranza e i pro-Pal, come vorrebbe il governo; ma i nostri figli e nipoti, i nostri studenti, la nostra gioventù che alza la testa e inizia a lottare.
Per una città di provincia come Sessa Aurunca, dove l’indifferenza è sovrana e lo scandalo sostituisce il diritto, il coro unanime delle vostre voci in protesta è un evento degno di celebrazione. E lo è ancor più perché proprio in questa terra sperduta e arsa dal sole, guardandosi intorno, ci si accorge di un fatto drammatico. L’Italia è un paese di vecchi, un paese per vecchi.
Questa mattina, tra di voi c’erano molti, moltissimi alunni che ho conosciuto in questi anni. Abbiamo fatto un pezzo di cammino insieme, con alcuni continuiamo a farlo, e sapete quanto io sia un docente esigente e sempre attento a che non perdiate neppure un’ora di lezione. Oggi, però, sono fiero di voi e vi appoggio integralmente. Poiché non solo con lo studio, né con la sola protesta, potrete riappropriarvi del vostro futuro. Ma con lo studio e la protesta insieme.
Riappropriarsi del proprio futuro, questo è il programma minimo. Per farlo, non esistono scorciatoie, dovrete costruire un mondo migliore! Molti vi accuseranno di perdere tempo. Vi diranno che non sarete voi a cambiare le cose. Che vi state agitando invano. In parte, forse, hanno ragione. In gran parte, di certo, hanno torto.
In verità , vi dico, qualcosa avete già cambiato; in voi stessi, alzando la testa e guardandovi intorno; chiedendovi di chi siano le responsabilità di questo deserto di senso in cui vi hanno condannato a vivere. In verità , vi dico, qualcosa avete già ottenuto, dimostrando con la vostra protesta che l’apatia di cui siete accusati è più il prodotto di una società senza stimoli, né prospettive, che di una mancanza ontologica da cui la vostra generazione sarebbe affetta per non si sa quali ragioni.
Alla vostra età , chi vi scrive occupò il suo liceo, per settimane, insieme a centinaia di compagni. Poi, diplomati, occupammo le università . Erano gli anni delle mobilitazioni contro la riforma Gelmini e il governo Berlusconi. Gli anni in cui ebbero inizio la crisi economica e le misure di austerità che hanno creato la nostra miseria odierna. Gli anni dei primi tagli a scuola e sanità , del precariato scolastico e universitario, del blocco degli stipendi e della perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro nella Pubblica Amministrazione.
Quelle riforme, quelle misure, furono approvate, nonostante gli scioperi, le occupazioni, i blocchi stradali e le manifestazioni oceaniche che attraversarono il paese. Ma i nostri sforzi non furono vani. Qualcosa riuscimmo a impedire con le nostre lotte: che ci riducessero al silenzio; che ci convincessero che fosse inutile agire; che ci sottomettessero alla “servitù volontaria” di chi inizia a credere che non c’è più speranza.
Quelle proteste, forse, non trasformarono il mondo; ma trasformarono noi stessi, per sempre, irrimediabilmente. Conquistammo, allora, una coscienza politica, la comprensione di ciò che nel mondo accadeva e la libertà di decidere da che parte stare. Forgiammo nei nostri cuori l’orgoglio di chi può guardare il prossimo a testa alta e dirgli: “io non ho ceduto, per te, per me, per tutti”.
Quelli che allora erano studenti, oggi sono gli adulti che vi appoggiano e vi fiancheggiano nell’interesse comune. Come noi fummo ieri, oggi voi siete la testimonianza vivente che in questo paese non tutto è perduto. E, finché lotterete, il vostro futuro sarà ancora nelle vostre mani.
prof. Marco Morra, Liceo scientifico Ettore Majorana
Sessa Aurunca, 28 ottobre 2026





