Di Jeffrey D. Sachs
Signor Presidente, Illustri Membri del Consiglio di Sicurezza,
La questione all’ordine del giorno oggi non riguarda il carattere del governo del Venezuela. La questione è se uno Stato membro – mediante la forza, la coercizione o il soffocamento economico – abbia il diritto di determinare il futuro politico del Venezuela o di esercitare il controllo sui suoi affari interni.
Questa domanda tocca direttamente l’articolo 2(4) della Carta delle Nazioni Unite, che vieta la minaccia o l’uso della forza contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di qualsiasi Stato. Il Consiglio deve decidere se tale divieto debba essere rispettato o abbandonato. Abbandonarlo comporterebbe conseguenze della massima gravità.
Contesto e quadro generale
Dal 1947, la politica estera degli Stati Uniti ha ripetutamente fatto ricorso alla forza, ad azioni coperte e alla manipolazione politica per ottenere cambi di regime in altri paesi. Si tratta di un fatto storicamente documentato con grande precisione. Nel suo libro Covert Regime Change (2018), la politologa Lindsey O’Rourke documenta ben 70 tentativi di cambio di regime da parte degli Stati Uniti tra il 1947 e il 1989.
Queste pratiche non si sono interrotte con la fine della Guerra Fredda. Dal 1989, importanti operazioni di cambio di regime condotte dagli Stati Uniti senza autorizzazione del Consiglio di Sicurezza hanno incluso – tra le più rilevanti – Iraq (2003), Libia (2011), Siria (dal 2011), Honduras (2009), Ucraina (2014) e Venezuela (dal 2002 in poi).
I metodi impiegati sono ben noti e ampiamente documentati: guerra aperta; operazioni segrete dei servizi di intelligence; fomentazione di disordini; sostegno a gruppi armati; manipolazione dei media tradizionali e dei social network; corruzione di ufficiali civili e militari; assassinii mirati; operazioni sotto falsa bandiera; e guerra economica volta a far collassare la vita civile.
Queste misure sono illegali secondo la Carta dell’Onu e hanno come esito tipico la violenza continua, conflitti letali, instabilità politica e gravi sofferenze per la popolazione civile.
Il caso del Venezuela
Le recenti azioni degli Stati Uniti nei confronti del Venezuela sono chiare.
- Nell’aprile 2002, gli Stati Uniti erano a conoscenza e approvarono un tentativo di colpo di Stato contro il governo venezuelano.
- Negli anni 2010, finanziarono gruppi della società civile attivamente coinvolti in proteste contro il governo, in particolare nel 2014. Quando il governo intervenne per reprimere le proteste, gli Stati Uniti risposero con una serie di sanzioni.
- Nel 2015, il presidente Barack Obama dichiarò il Venezuela una «minaccia insolita e straordinaria per la sicurezza nazionale e la politica estera degli Stati Uniti».
- Nel 2017, durante una cena con leader latinoamericani a margine dell’Assemblea Generale dell’Onu, il presidente Trump discusse apertamente l’opzione di un’invasione militare del Venezuela per rovesciare il governo.
- Tra il 2017 e il 2020, gli Stati Uniti imposero sanzioni drastiche alla compagnia petrolifera statale. La produzione di petrolio crollò del 75% tra il 2016 e il 2020, e il Pil pro capite reale (a parità di potere d’acquisto) scese del 62%.
L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha ripetutamente votato contro misure coercitive unilaterali. Secondo il diritto internazionale, solo il Consiglio di Sicurezza ha l’autorità per imporre sanzioni di tale portata.
Il 23 gennaio 2019, gli Stati Uniti hanno riconosciuto unilateralmente Juan Guaidó come “presidente ad interim” del Venezuela. Il 28 gennaio 2019, hanno congelato circa 7 miliardi di dollari di beni sovrani venezuelani detenuti all’estero e conferito a Guaidó l’autorità su parte di tali fondi.
Tutte queste azioni fanno parte di un continuo tentativo di cambio di regime da parte degli Stati Uniti che dura da oltre vent’anni.
L’escalation globale degli Stati Uniti
Nell’ultimo anno, gli Stati Uniti hanno effettuato bombardamenti in sette paesi, nessuno dei quali autorizzato dal Consiglio di Sicurezza e nessuno compiuto in legittima autodifesa ai sensi della Carta dell’Onu. I paesi colpiti includono: Iran, Iraq, Nigeria, Somalia, Siria, Yemen, e ora Venezuela. Nell’ultimo mese, il presidente Trump ha minacciato direttamente almeno sei Stati membri dell’Onu, tra cui Colombia, Danimarca, Iran, Messico, Nigeria e ovviamente Venezuela. Queste minacce sono riassunte nell’Allegato I di questa dichiarazione.
La posta in gioco oggi
I Membri del Consiglio non sono chiamati a giudicare Nicolás Maduro.
Non sono chiamati a valutare se l’attacco statunitense e l’attuale blocco navale contro il Venezuela conducano alla libertà o alla sottomissione. I Membri del Consiglio sono chiamati a difendere il diritto internazionale e, nello specifico, la Carta delle Nazioni Unite.
La scuola realista delle relazioni internazionali, brillantemente rappresentata da John Mearsheimer, descrive correttamente la condizione di anarchia internazionale come una «tragedia della politica delle grandi potenze». Ma il realismo è una descrizione, non una soluzione. La sua stessa conclusione è che l’anarchia internazionale conduce alla tragedia.
Dopo la Prima guerra mondiale fu creata la Società delle Nazioni per evitare simili tragedie mediante il diritto internazionale. Ma negli anni Trenta le grandi potenze non difesero il diritto internazionale, e ciò condusse a una nuova guerra mondiale. Le Nazioni Unite nacquero da quella catastrofe come il secondo grande tentativo dell’umanità di subordinare l’anarchia internazionale alla legge. Come recita la Carta, l’Onu è stata fondata per «salvare le generazioni future dal flagello della guerra, che due volte nell’arco di una vita ha portato indicibili dolori all’umanità».
Poiché viviamo nell’era nucleare, un fallimento non è più contemplabile. L’umanità perirebbe. Non ci sarebbe una terza possibilità.
Azioni richieste al Consiglio di Sicurezza
Per adempiere alle sue responsabilità ai sensi della Carta, il Consiglio di Sicurezza dovrebbe affermare con urgenza i seguenti punti:
- Gli Stati Uniti devono cessare immediatamente ogni minaccia esplicita o implicita e ogni uso della forza contro il Venezuela.
- Gli Stati Uniti devono revocare il blocco navale e tutte le misure militari coercitive non autorizzate dal Consiglio.
- Gli Stati Uniti devono ritirare immediatamente le proprie forze militari e di intelligence presenti nel territorio e nelle vicinanze del Venezuela, compresi i mezzi navali, aerei e altri assetti schierati con fini coercitivi.
- Il Venezuela deve rispettare la Carta delle Nazioni Unite e i diritti umani sanciti dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo.
- Il Segretario Generale deve nominare immediatamente un Inviato Speciale, incaricato di coinvolgere le parti venezuelane e internazionali rilevanti e di riferire al Consiglio entro 14 giorni con raccomandazioni in linea con la Carta.
- Tutti gli Stati Membri devono astenersi da minacce unilaterali, misure coercitive o azioni armate non autorizzate dal Consiglio di Sicurezza, nel pieno rispetto della Carta.
In conclusione
Signor Presidente, Illustri Membri,
La pace e la sopravvivenza dell’umanità dipendono dal fatto che la Carta delle Nazioni Unite rimanga uno strumento vivo del diritto internazionale o venga lasciata decadere fino all’irrilevanza. Questa è la scelta che oggi si presenta a questo Consiglio. Grazie.
Jeffrey D. Sachs




