Le armi della critica, sempre indispensabili, non bastano più. Una critica priva di progettualità, radicalmente e realmente alternative ai poteri esistenti, rischia di rafforzarli. L’autofagia del capitalismo predatorio occidentale a guida statunitense e la devastazione in atto del pianeta, l’estensione di una guerra civile globale tra modi di produzione e culture, tra Nord e Sud, tra occidente e oriente, rendono ineludibile una visione complessiva capace di coniugare analisi puntuali e processi di reale cambiamento: tutto si tiene e tutto si apre, in orizzontale (una geopolitica non ridotta a propaganda, attenta a tutte le situazioni dei mondi) e in verticale (la centralità dei soggetti della storia, con le loro storie di assoggettamento e di libertà). Se non ora, mai. Il pericolo di un suicidio nucleare della specie umana non è mai stato così minaccioso.
Su tutti questi temi «Il Ponte», erede del «liberalsocialismo» (massimo socialismo, massima libertà) degli anni trenta del Novecento e dei suoi sviluppi «omnicratici» teorizzati e praticati da Capitini dall’immediato dopoguerra (il “potere di tutti”, dal basso, rovesciando una piramide sociale inaccettabile e trasformando un’inaccettabile realtà)[1] interviene da sempre, resistendo alle derive (dallo stalinismo alla socialdemocrazia al neoliberismo) e insistendo sui valori di un socialismo libertario a orientamento di prassi conseguenti. Sul piano della critica, i numerosi contributi pubblicati in questo numero, sulla disfatta dell’occidente, sulle esperienze in corso nel Sud globale, maggioritario (la concreta alternativa della Cina e del movimento dei Brics al capitalismo finanziario occidentale), sulla disunione europea, sulle guerre in corso in Ucraina, Palestina e in tante altre situazioni occultate dal cono d’ombra della propaganda occidentale, svolgono efficacemente la funzione “decostruttiva” della rivista.
Pensiamo, ora, di doverci impegnare con decisione sul terreno della progettazione di quell’alternativa di sistema alle cui soglie generalmente si arresta, anche nel nostro paese, la critica di opposizione ai poteri costituiti, dal declinante dominio statunitense al servilismo bellicista dell’Unione Europea, alle complicità del governicolo di estrema destra erede del fascismo italico e dello stragismo nero (e solo nero) degli anni sessanta-ottanta.
Un’altra Italia, come sempre dalla Resistenza a oggi, è in movimento, e l’autunno sarà una stagione di conflitti diffusi e di ripresa delle lotte sociali sui terreni del lavoro e del carovita, e dell’assetto istituzionale della Repubblica costituzionale. Il governicolo fascio-leghista, maggioritario in Parlamento ma minoritario nel paese, apparirà sempre più per quello che è: una criminale cosca mafiosa, forte della debolezza di una ex “sinistra” liberista e affarista che ha grandi responsabilità nelle nefandezze attuali.
Nel numero di gennaio-febbraio del «Ponte»[2] abbiamo proposto di avviare un processo di «Costituente per il socialismo». Lo abbiamo presentato in questi termini:
Senza teoria, niente rivoluzione. Senza analisi critiche e proposte progettuali collettive, niente processi. «Il Ponte», da sempre impegnato su questi terreni, forte della sua lunga storia nata dal “liberalsocialismo” della cospirazione antifascista e dalla Resistenza, si propone oggi come cantiere aperto di progettualità per un nuovo socialismo “con caratteristiche italiane”, come spazio di incontro e confronto di un’assemblea Costituente aperta, orizzontale e di rete, sociale, culturale e politica, per il socialismo. Per la progettazione, la sperimentazione e i collegamenti di pratiche di socialità, democrazia diretta e potere dal basso nei territori, a partire dai luoghi di lavoro, dalle scuole e dagli enti locali. Per un socialismo con caratteristiche italiane, federativo e inclusivo delle profonde differenze storiche e attuali di un paese policentrico e multiculturale da sempre, oggi più che mai. Su tutti gli aspetti della realtà italiana, nelle sue relazioni con il mondo. Per un socialismo radicalmente libertario e apertamente internazionalista, con un doppio sguardo: in verticale, alle concrete e quotidiane realtà di tutti, donne e uomini, giovani e vecchi, nativi e “stranieri”, e in orizzontale al pianeta. Con alta passione e alta visione, come ci ha insegnato Capitini.
Nel socialismo nuovo a cui pensiamo, le grandi tradizioni del socialismo storico, del comunismo critico e dell’anarchismo si incontrano con le esperienze di autonomia e autorganizzazione dal basso, in ogni settore sociale e sui temi più diversi, dal lavoro alla salute pubblica, alla scuola e all’Università, nell’associazionismo e negli enti locali, che oggi si stanno diffondendo in numerose realtà territoriali, in consapevole estraneità a un sistema politico “rappresentativo” arroccato nella difesa dei propri interessi malavitosi.
Nella nostra visione di socialismo nuovo si incontrano anche le potenzialità progettuali della Costituzione del 1948, nata dalla Resistenza e da sempre sotto attacco, oggi più che mai da difendere e sviluppare.
«Il Ponte» non è un partito, è una rivista politico-culturale con alle spalle ottant’anni di vita attiva, di cantiere aperto di idee e proposte. Ci prendiamo oggi la responsabilità di rimettere al centro di una riflessione aperta e collettiva la questione teorica e pratica del socialismo, con molte domande alla ricerca di risposte: quale socialismo, quale Stato, quale democrazia socialista “con caratteristiche italiane”, quale Europa, quali culture. Molto da dire, molto da fare.
[1] L. Binni e M. Rossi, La libertà nel socialismo. Liberalsocialisti. Una controstoria, Firenze, Il Ponte Editore, 2022, pp. 520.
[2] L. Binni, … Estremi rimedi, «Il Ponte», 2025, n. 1, pp. 5-12.
Immagine: da Tempi moderni, regia di Charlie Chaplin, 1936





